Ipotesi di mercato efficiente e teoria della random walk

Ipotesi di mercato efficiente e teoria della random walk
EMH e Random Walk

Il mercato mostra davvero pattern e modelli che i trader possono sfruttare per trarne vantaggio oppure è un’entità imprevedibile e selvaggia? E se anche così fosse, quali strade resterebbero da seguire per riuscire ad approfittare delle opportunità di trading? Tutto quello che torna utile conoscere sulla teoria dei mercati efficienti e sull’ipotesi della passeggiata aleatoria.

Anche nota come teoria del mercato efficiente, secondo la Efficient Market Hypothesis (EMH) “battere il mercato” è impossibile perché in ogni momento le azioni sono negoziate al loro valore equo, in quanto il loro prezzo corrente riflette e incorpora ogni informazione disponibile.

Sebbene le basi di questa teoria risalgano al lontano 1900, è stato l’economista americano Eugene Fama a caratterizzarne gli aspetti più importanti.

In un mercato efficiente tutti i partecipanti sono alla portata delle informazioni disponibili, e compiono le proprie scelte in maniera razionale e logica, con l’obiettivo di trarre profitto dal mercato. Secondo questa teoria, le azioni sono sempre negoziate al loro fair price, rendendo impossibile di fatto agli investitori individuare titoli sottovalutati da acquistare, o azioni sopravvalutate da vendere a prezzi maggiorati. Questo comporta in definitiva che è impossibile per un investitore ottenere performance di investimento migliori di quelle di mercato, se non per brevi momenti.

L’unica possibile soluzione sembrerebbe quindi investire in portafogli azionari molto diversificati, oppure in indici o fondi passivi, in modo da ridurre al minimo i costi legati all’investimento.

Le principali critiche all’ipotesi di mercato efficiente provengono per lo più da una specifica categoria di economisti. I comportamentisti affermano l’esistenza delle inefficienze dei mercati, e le attribuiscono a fattori di vulnerabilità degli investitori quali pregiudizi cognitivi -dovuti alla disinformazione- nonché errori umani soggettivi -come analisi scorrette. Inoltre, credono che bolle e crolli periodici del mercato forniscano ulteriori prove empiriche delle inefficienze nei mercati finanziari. Altra valida argomentazione contro l’EMH è rappresentata dalle performance di investitori leggendari come Warren Buffet che hanno costantemente sovraperformato il benchmark per molti anni di fila, la prova che le prestazioni dei mercati possono essere superate per lunghi periodi.  Negli ultimi anni, il fondo di investimento, Medallion di Renaissance Technologies, è riuscito a ottenere un rendimento del 2478% in soli 11 anni, a partire dal 2008.

Gradi di ipotesi di mercato efficiente 

Dagli accesi dibattiti accademici sulla teoria sono nati tre diversi gradi di applicazione, ciascuno con la sua ampia fetta di sostenitori e dissidenti:

EMH debole

In questa forma, l’EMH suggerisce che i prezzi delle attività incorporano tutte le possibili informazioni del passato. Questa affermazione comporta l’impossibilità, tramite lo studio dei prezzi passati, di ottenere informazioni utili sui possibili movimenti di prezzo futuri. In altre parole, ottenere un vantaggio sul mercato è difficile, e richiede la conoscenza di informazioni “nuove” e non ancora incorporate dai movimenti di prezzo. L’analisi tecnica, che per sua natura è incentrata sullo studio dell’andamento passato dei prezzi, è rigettata completamente, mentre quella fondamentale rimane teoricamente possibile, ma sconveniente.

EMH semi-forte

La forma con più sostenitori della teoria afferma invece che tutte le informazioni pubbliche, anche quelle meno immediate da raggiungere, si riflettono molto velocemente nei prezzi delle attività finanziarie. Le nuove informazioni sono puntualmente raccolte ed elaborate dai partecipanti al mercato, portando al raggiungimento di un nuovo equilibrio nelle forze di domanda e offerta. Secondo questo modello, per poter ottenere anche solo nel breve periodo un qualche vantaggio sul mercato, bisogna essere in possesso di informazioni indisponibili al pubblico, perché sarebbe impossibile guadagnare un vantaggio sfruttando informazioni di cui tutti sono al corrente. Se accettata, questa forma di EHM ripudia l’efficacia dell’analisi fondamentale: se il prezzo corrente delle azioni è costantemente equo, è impossibile individuare titoli sottovalutati o sopravvalutati.

EMH forma forte

In un EMH in forma forte, tutte le informazioni (sia quelle pubbliche che quelle riservate) sono implicite nel prezzo corrente delle attività finanziarie. In uno scenario del genere, l’EMH delinea l’idea di un mercato perfetto, in cui gli investitori non possono ottenere vantaggio in nessun modo. La conseguenza di questa affermazione è che nel lungo periodo è impossibile realizzare rendimenti superiori a quelli del benchmark di mercato. Qualsiasi studio e ogni forma di analisi è non solo falsa, ma inutile di per sé. Il massimo profitto ottenibile non dipende dal nostro controllo, pertanto l’unica strategia valida è l’investimento passivo. Il dovere dell’investitore è controllare le uniche variabili alla sua portata: cercare la massima diversificazione possibile per riprodurre al meglio le prestazioni del mercato nel suo complesso, e ridurre al minimo i costi di investimento, sia in termini di tempo che di commissioni.

La forma forte della EHM si basa su ipotesi rigide, ed è per lo più rigettata dalla maggior parte degli studiosi.

Random walk theory

Pubblicizzata per la prima volta nel 1973 da Burton Malkiel nel suo libro “A Random Walk Down Wall Street”, questa teoria paragona i prezzi delle azioni ai “passi di un uomo ubriaco”, imprevedibili e inaffidabili. La teoria della passeggiata aleatoria cammina a braccetto con l’EMH, ma si distingue da quest’ultima per alcuni aspetti fondamentali. Anche secondo la random walk theory, infatti, qualsiasi tentativo di predire i movimenti futuri del mercato è assolutamente insensato. A differenza della EMH però, questa imprevedibilità non dipende solo dall’efficienza propria dei mercati, ma anche dalla assoluta casualità dei movimenti a breve termine. Decisioni irrazionali, disinformazione ed emotività dei partecipanti, unite ad una serie incalcolabile di altre variabili, rendono l’andamento dei prezzi imminenti di mercato frutto della mera casualità, e pertanto impossibile da predire. Aderendo a questa teoria è possibile ottenere performance superiori a quelle del mercato solo assumendo maggiori rischi. Anche in questo caso la conclusione è quindi puntare su fondi passivi, come gli hedge fund, per realizzare profitti, piuttosto che amplificare i rischi negoziazione di singoli titoli. L’assunzione di maggiori rischi porterebbe senz’altro nel lungo periodo all’erosione dei profitti ottenuti, vanificando così gli sforzi compiuti. Apri un conto di trading
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Il dibattito sull’ipotesi di mercato efficiente

Nel corso degli anni l’EMH è diventato un caso accademico, e si è attirato addosso altrettante critiche quante sono le prove a suo sostegno. La migliore prova dell’efficienza dei mercati è l’incapacità di qualsivoglia investitore professionista, fondi comuni di investimento più importanti o hedge fund di sovraperformare costantemente i mercati nel lungo periodo. Il fatto che le grandi istituzioni finanziarie, pur investendo enormemente nella ricerca, raccolta e analisi dei dati, con sistemi di trading quantitativi all’avanguardia, non siano in grado di battere il mercato in modo costante, fornisce di per sé la prova che i mercati tendono naturalmente all’efficienza. Gli investitori come Warren Buffet sono visti come le eccezioni che confermano la regola. Per i sostenitori casi del genere, per quanto rari, rientrano semplicemente tra probabilità.

In linea generale è riconosciuto a livello accademico che l’analisi tecnica e l’analisi fondamentale non sono in grado di fornire all’investitore un vantaggio sul mercato per il 100% del tempo. Anche la forma forte, comunque, vanta ben pochi sostenitori, perché sono tanti gli studi che dimostrano come il mercato sia di certo molto efficiente, ma ben lontano dalla perfezione che la teoria ipotizza.

Argomento spesso usati per contestare la EMH consistono nell’esistenza di bolle e crash di mercato, nonché dei cosiddetti effetti calendario, ossia quella euforia che spinge gli investitori a comportamenti anomali in corrispondenza di specifici eventi o addirittura di superstizioni. Anche il rilascio di news in determinate circostanze ha innescato reazioni negli investitori che sembravano in netto contrasto con l’ipotesi dell’efficienza.

A sostegno dell’efficienza troviamo invece la mean reversion, nota come la tendenza al ritorno alla media. Nel lungo periodo, i titoli alternano rendimenti bassi ed elevati, cosicché il loro rendimento complessivo risulta stabile. Anche i cicli di mercato, poi, sembrano confermare che il comportamento degli investitori, se osservato durante archi di tempo lunghi, si ripete sostanzialmente invariato, contribuendo al mantenimento dell’efficienza. 

Legislazione

L’importanza attribuita alla teoria dell’EMH è tale che in passato ha fornito ispirazione per la formulazione di linee guida legislative eque nei mercati finanziari. Negli Stati Uniti è stata applicata per amministrare la giustizia e persino per calcolare i danni in casi di frode sui titoli. 

Perché l’efficienza del mercato è importante

In un modello efficiente di mercato l’unica strada di ottenere una redditività superiore alla media rimarrebbe cercare inefficienze di mercato di breve durata, come l’arbitraggio. Con il progredire della tecnologia e la liberalizzazione dell’informazione queste opportunità potrebbero diminuire, ma finché esistono nulla impedisce agli investitori di trarne vantaggio. Secondo la logica difficilmente il mercato diventerà efficiente al 100%, quindi le opportunità di profitto continueranno ad esistere. In definitiva, quale che sia la nostra posizione, la EMH propone principi solidi, dai quali non possono che nascere riflessioni stimolanti. Capire i fondamentali alla base di questa teoria, infatti, a prescindere da se esistono o no prove inconfutabili che la validino, può aiutare a gestire i rischi di investimento con maggiore consapevolezza, allargando gli orizzonti dei trader di ogni grado di esperienza.

FAQ su random walk e ipotesi dei mercati efficienti

La teoria del mercato efficiente è dimostrata?

L’ipotesi del mercato efficiente afferma che tutte le informazioni disponibili si riflettono nel prezzo dell’asset, rendendo impossibile superare i rendimenti medi del mercato, o individuare in maniera inequivocabile asset sopra/sottovalutati. Le scuole di pensiero che rinnegano questo modello non mancano: il cosiddetto momentum investing si basa sulla combinazione di analisi tecnica e fondamentale, e sembrerebbe davvero essere in grado di individuare pattern di prezzo che avvantaggiano i trader. Diversi mercati finanziari si dimostrano guidati più dalla psicologia degli investitori che dall’efficienza. E lo scopo dell’analisi fondamentale è quello di valutare in modo fluido e dinamico quali titoli sono sovrastimati o svalutati, per predirne le prestazioni future.

 
  • Perché è importante l’ipotesi di mercato efficiente?

    Perché lo scopo finale dei modelli di investimento basati su questa teoria è quella di migliorare i ricavi senza assumere rischi innecessari. Che la teoria sia valida o no, di certo può aumentare la consapevolezza degli investitori. Se il mercato fosse efficiente gli investitori non potrebbero realizzare profitti superiori alla media a lungo termine, ma potrebbero comunque sfruttare le anomalie a breve termine per trarne profitto. E se alcuni economisti si attengono con rigore all’ipotesi del mercato efficiente, sono tanti quelli che affermano che la piena efficienza del mercato è impossibile. Come conseguenza esistono diversi modi per ottenere un vantaggio commerciale nei movimenti di mercato a breve termine.

     
  • Cosa afferma la teoria della random walk?

    La teoria della passeggiata aleatoria stabilisce che è impossibile per gli individui battere le prestazioni delle medie di mercato per lungo tempo. Investire seguendo laboriosi modelli di analisi è insensato e troppo rischioso, e l’unico modo resta puntare su portafogli altamente diversificati, che riproducano al meglio l’universo azionario nel suo complesso. Le applicazioni perfette di questa teoria restano però possibili per lo più su base teorica, e nella pratica la strada più plausibile è rappresentata dai fondi comuni di investimento, in particolare quelli indicizzati. Per quanto riguarda gli operatori finanziari con orizzonti temporali brevi, invece, la storia sembra diversa. Sono molti i trader ad aver dimostrato che è possibile battere i benchmark di mercato per tempi lunghi, sfruttando le anomalie a breve termine dei prezzi degli asset.

     

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